Finanza tra sogno e realtà
Davide
Nei giorni scorsi leggevo un articolo su “La Repubblica”, che descriveva il momento attuale dell’attività finanziaria come un momento quasi magico. In realtà questo momento magico è terminato in questi giorni, come tutti sappiamo.
Le borse sparse per il mondo hanno mantenuto il segno positivo per molto tempo, non si è raggiunto il livello del 2000, ma sembrava ripetersi la stessa attesa, la stessa fiducia che aveva portato le borse sempre più in alto. Si guadagnava tranquillamente e nessuno era preso da dubbi o ripensamenti.
Molte persone che erano rimaste “segnate” dalle vicende del HighTech, erano rimaste in attesa, altre avevano cambiato attività, ora, almeno una parte di queste, è rientrata nell’agone e, sembra, con lo stesso entusiasmo e ottimismo di un tempo.
Al giornalista dell’ articolo sfugge, però, la natura di un così indefesso ottimismo, che portava le borse ad essere così positive e gli operatori a guadagnare costantemente da molto tempo.
E’ vero l’economia mondiale va bene, le situazioni negative che erano state pronosticate, almeno in parte, non si sono verificate. L’America continua a correre e il medio oriente continua a vendere il suo petrolio a prezzi sostenibili, nonostante la guerra irachena.
Ma il buon senso, afferma il nostro giornalista, suggerirebbe di mantenere un certo livello di prudenza. Non credo che volesse fare il “pessimista”, ma semplicemente riflettere su alcune tendenze che periodicamente si verificano nell’attività finanziaria.
La prudenza non è disgiunta dall’ottimismo, più che altro tiene in conto del fatto che non è pensabile che ci siano rialzi all’infinito e che, quindi, sarebbe importante riflettere su questo. Da qualche parte, prima o poi un limite lo incontriamo.
Ho ripreso alcune cose dette nell’ articolo per sottolineare la disposizione psicologica che i singoli operatori vivono nei diversi momenti della vita della Borsa.
La preoccupazione del giornalista era legata al timore che un momento positivo prolungato possa innescare negli operatori, anche inconsapevolmente, un’ idea di onnipotenza. Non voleva che passasse l’idea per cui, essendo arrivata la stagione delle vacche grasse, si desideri cambiare la “Mercedes” tutti gli anni.
Questo è il punto; psichicamente succede che l’andamento reale positivo che si presenta all’esterno da noi, confermi e renda possibile quello che è un desiderio senza limite. L’attività di borsa gioca su questo equivoco, lascia pensare che siano possibili grandi guadagni senza che questi siano costati fatica, senza che si sia fatto molto per averli. In fondo questo è il grande sogno: diventare ricchi senza avere un costo di alcun genere. Il massimo dei profitti con il minor costo possibile.
Questo è un sogno che tutti abbiamo, anche se, spesso, è nel fondo di un cassetto. Le delusioni della vita, le insoddisfazioni che abbiamo incontrato, sul piano lavorativo o anche semplicemente personale, le fatiche non ripagate, sono un cavallo di Troia per sognare ad occhi aperti. Trovare il modo di raggiungere la felicità e la fine delle preoccupazioni è un desiderio di tutti.
Non c’è solo questo, però, la facilità di guadagno è sempre stata un indice di potenza, di privilegio: i signori erano quelli che non lavoravano, che non faticavano. Insomma ognuno ha i propri desideri e molti li ripongono nel dio denaro, ma il problema è che la spinta ad averne, ad accumularne come Paperone può portare ad uscire dalla realtà delle cose.
Il desiderio si può trasformare in miraggio, dove finiscono per apparire cose che nemmeno esistono, con il rischio di andare verso il nulla o per lo meno verso la delusione più cocente.
La domanda che pongo è questa: è possibile non cadere nell’entusiasmo accecante?
Cosa significa che a volte si finisca per sfidare la sorte oltremodo, perdendo di vista il fatto che le cose non possono continuare ad andare bene all’infinito?
In realtà penso che esista questo problema per alcuni, mentre per altri penso che esista invece il problema inverso: ai primi guadagni si ritirano.
In ogni caso siamo in presenza del fatto che ciò a cui ci dobbiamo rapportare è il senso del limite. Alcuni non lo incontrano mai, altri lo incontrano subito.
Questa è una grossa questione, perché affrontarla significa entrare in contatto con noi stessi e con la realtà per quella che è e non per quella che noi vorremmo che fosse. Altrimenti si rischia di confondere la realtà con il sogno.
Insomma l’attività finanziaria è un’attività professionale, in cui il senso del limite è messo in gioco: “provo a fare questo investimento o mi fermo”. Ognuno su queste cose mette in moto molte cose che non sono tutte riconducibili all’opportunità effettiva legata all’andamento della borsa. Vi lascio con quest’altra domanda: cosa spinge ognuno di noi ad andare avanti, affrontando i rischi connessi e che cosa, al contrario, ci ferma, nonostante che si sappia che il mercato sia positivo?
Dott. Pietro Enrico Bossola
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Categorie: Psicanalisi |
