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Etanolo: quanto ne sappiamo?

26 Aprile 2007 autore Francesca

Come mai i futures di etanolo hanno volumi così bassi e grafici di posizionamento tanto altalenanti? Gli ultimi giorni sono stati abbastanza positivi per i prezzi dell’etanolo, che ha chiuso il 25 aprile a +0,04 con una variazione del +2,07%. Per capire il perché dell’andamento particolare dei futures di etanolo dobbiamo scoprire qualcosa in più su questa materia prima oggi così in voga, capirne le possibili effettive applicazioni e analizzarne le ripercussioni politiche.

Nel 2005 il Congresso degli Stati Uniti d’America ha approvato una legge sull’energia che prevede entro il 2012 di raggiungere una produzione di etanolo di oltre 28 miliardi. Già nel 2006 secondo il Department of Energy (DOE) la produzione interna di etanolo degli Stati Uniti ha raggiunto i 22,5 miliardi di litri, determinando un incremento del 50% in un solo anno. Il DOE ha spiegato tale “boom” dell’etanolo con l’alto costo del petrolio. Una seconda spiegazione, correlata alla prima, è il desiderio/necessità degli Stati Uniti di ridurre, se non eliminare, le importazioni di carburante dall’estero.

Ma è davvero così? Realmente l’etanolo può essere un’alternativa a petrolio e benzina?
Attualmente l’etanolo prodotto negli Stati Uniti è ricavato dai chicchi del mais (cariossidi). Il procedimento di distillazione prevede però un elevato apporto energetico. Secondo alcuni studi, addirittura, l’etanolo richiederebbe più energia per la produzione di quanta non ne fornirebbe nella combustione. Anche se gli studi fossero stati particolarmente pessimisti e il deficit non fosse in negativo, in ogni caso, con gli attuali metodi di produzione di etanolo, il guadagno energetico sarebbe comunque appena percettibile. Oltre al guadagno energetico, l’etanolo ha come punto di forza il rispetto dell’ambiente, in particolare per la questione della riduzione di gas serra. In realtà anche qui gli studi portano a dei risultati di minima o inesistente differenza tra etanolo e benzina.

L’etanolo ha dunque poco senso dal punto di vista economico e ambientale, almeno coi metodi di produzione che si utilizzano attualmente. La produzione di etanolo non dovrebbe essere basata sul mais, ma sulla cellulosa. La cellulosa è il materiale legnoso che costituisce il fusto della pianta del mais, ma anche quello di tante altre erbacce, la cui produzione ha costi molto minori rispetto a quelli del mais. Oltre che i costi, non si deve dimenticare che anche se si riuscisse a convertire il 100% del mais degli Stati Uniti in etanolo, si otterrebbe al massimo il 7% del carburante necessario ai trasporti. Di conseguenza appare inevitabile riuscire a ricavare l’etanolo oltre che dal mais in chicchi anche dalla cellulosa del fusto e delle erbacce. In questo modo, invece che sottrarre cereali all’alimentazione per farne carburante, sarebbe possibile trasformare uno scarto agricolo in due ottimi prodotti: carburante ed elettricità, anche se al momento i procedimenti batterici alla base della conversione della cellulosa in etanolo non sono ancora del tutto noti o testati a livello industriale.

Oltre alla questione mais/cellulosa, bisogna considerare che per produrre etanolo si utilizza gas naturale per la conversione (sempre prendendo ad ipotesi gli attuali procedimenti di conversione). Ironicamente dunque, per liberarsi dall’importazione di petrolio gli Stati Uniti dovrebbero aumentare le importazioni di gas naturale. Questo poi porterebbe ulteriori dubbi sugli effetti dell’etanolo per quato riguarda il gas serra. Alexander E. Farrel, professore di energia e risorse all’Università della California a Berkeley, descrive gli effetti come “ambigui”, in quanto l’etanolo prodotto col gas naturale sarebbe di poco migliore della benzina, ma quello prodotto col carbone (possibile alternativa al gas naturale per la conversione) sarebbe addirittura peggiore.

Sono necessari dunque notevoli progressi sia in campo agricolo che industriale per raggiungere l’obiettivo di sostituzione di petrolio e benzina, altrimenti l’etanolo rimarrà troppo dispendioso, poco sfruttabile e nemmeno vantaggioso per la questione ambientale.

Pur essendoci dei “punti instabili” sulla reale possibilità di sfruttamento positivo dell’etanolo, esso sta attraversando una forte crescita, grazie anche l’appoggio che riceve da Washington e dal gruppo politico chiamato “25X’25”. Il gruppo, appoggiato da decine di membri del Congresso degli Stati Uniti, sostiene le biomasse, l’eolico e il solare, con l’obiettivo di arrivare entro il 2025 a produrre il 25% dell’energia del Paese da fonti rinnovabili; quali tra queste potrebbe essere la fonte alternativa più sfruttata rimane un mistero. Forse l’etanolo? Sono proprio questi i dubbi che fanno per ora dell’etanolo una commodity fortemente instabile, tendente a possibili salite o crolli imprevedibili, ma altamente sfruttabile.

Categorie: Commodity, Energetici, Etanolo |

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