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I metalli di base e l’altalena delle importazioni

29 Maggio 2007 autore Francesca

Il weekend appena trascorso è stato negli Stati Uniti il “Memorial Day”, weekend lungo di inizio estate. Venerdì 25 maggio, ultimo giorno prima del fine settimana, il mercato è stato abbastanza tranquillo. In particolare il complesso dei metalli di base è rimasto stabile dopo una settimana in cui tutti i futures hanno subito forti cadute di prezzo. Vediamo che i prezzi rilevati mercoledì sono tutti in calo, ad eccezione dello stagno che è risalito nel pomeriggio.

Ecco dunque una visione d’insieme dei prezzi LME 3M, in US$/t: il rame ha chiuso a 7010,0 con una variazione del –2,8%; il nichel a 45285,0 con una variazione del –2,5%; lo stagno a 13865,0 con una variazione dello 0,2%; lo zinco a 3571,0 con una variazione del –2,2%; il piombo a 2120,5 con una variazione del –0,5%; e l’alluminio ha chiuso a 2754,0 con una variazione del –2,4%.

Ma capiamo più in profondità cosa sta capitando al mercato globale dei metalli di base, mercato che da qualche anno è in forte crescita a causa dei cambiamenti geopolitici e in particolare del potere sempre più rilevante della Cina.

Nel corso della giornata il rame ha avuto una variazione del –3% scendendo sotto la soglia dei 7000, anche se giovedì stesso è tornato a quota US$7150/t.

La Cina importa tutti i tipi di rame: concentrate, scrap e raffinato. Le sue importazioni hanno raggiunto i massimi ad aprile con 483,4Kt di rame concentrate e 608,7Kt di rame scrap, secondo i dati del Detailed Chinese metals trade. Nonostante la caduta dei prezzi dei giorni passati, il rame rimane molto forte, tanto da risultare agganciato ai prezzi dell’SHFE che, per quanto siano calati un poco, sono più alti di quelli della stessa LME.

Anche il nichel è uno dei metalli che ha sofferto maggiormente il crollo, rilevando il minimo intra-day più basso dai primi di aprile: US$44,900/t. I prezzi, per quanto siano ad un minimo importante, sono tuttavia in linea con la stabilità generale. Bisogna considerare infatti che il nichel ha aperto a 46,800 e ha dovuto ammortizzare la notizia negativa di uno sciopero dei lavoratori della miniera di Voisey’s Bay in Canada. Il calo dunque era più che prevedibile e non è stato drammatico.

Per quanto riguarda la Cina, le importazioni stanno seguendo un trend verso l’alto. Partendo dai 3777,8Kt del 2006, le importazioni di concentrato di nichel sono salite nel 2007. Solo ad aprile hanno raggiungo i 1593.8Kt, mentre da gennaio ad aprile hanno totalizzato i 3849,4Kt. I prezzi da record del nichel hanno spronato inoltre la produzione cinese di ghisa di basso nichel, importando minerali dai giacimenti delle Filippine, dell’Indonesia e della New Caledonia. Tale ghisa è un fattore chiave per le scorte, in quanto si spera potrà risolvere il problema della scarsità delle provviste nel mercato del nichel. Tale soluzione fungerà da collante tra il mercato del nichel e la produzione di acciaio inossidabile, conducendo probabilmente a una caduta dei prezzi del nichel, dopo il recente record.

Abbiamo già visto come i prezzi dello stagno siano andati relativamente contro tendenza, rilevando giovedì un incremento, anche se lieve. Sempre a proposito della controtendenza del metallo, bisogna notare come la Cina, diventata da pochi anni grande importatore, in questo caso sia ancora al netto un esportatore, con 2,5Kt di esportazione netta in aprile.

Lo zinco rafforza la teoria di una Cina importatrice, rilevando un record dei massimi nei dati delle importazioni cinesi, con 169,4Kt. Il record dello zinco importato, sommato al record dell’output domestico dello zinco di aprile, sottolinea ancor più come la Cina sia ormai a tutti gli effetti uno degli Stati importatori. Tutto ciò, sommato agli inventari sulle scarse scorte di zinco, ci prepara ad assistere a un anno altamente rialzista nei prezzi dei futures di questo metallo di base.

Per quanto riguarda invece l’alluminio dobbiamo attendere la soluzione dei problemi della BHP Billiton. La Cina infatti è stata importatore netto in marzo, con 24Kt, ma è tornata ad essere esportatore in aprile, con 12Kt al netto. La portavoce della BHP ha spiegato che l’azienda sta subendo grossi inconvenienti nella produzione di alluminio e di prodotti semi-fabbircati (di cui la Cina è grande esportatrice) a causa dei continui tagli di corrente elettrica in Sud Africa. La soluzione di questi problemi dovrebbe aiutarci a chiarire anche in questo caso la posizione della Cina, che nel frattempo sta cercando di mettere in linea i suoi progetti sui metalli di base con le direttive della politica nazionale definite dalla China’s National Development and Reform Commission (NDRC).

Categorie: Commodity, Metalli |

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