Chavez rallenta il petrolio
Francesca
Domenica 29 luglio, in diretta dal suo programma settimanale su radio e televisione, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha accusato i precedenti funzionari petroliferi di aver permesso alle compagnie petrolifere straniere di “derubare” al Venezuela l’immensa ricchezza di petrolio, e per questo dovrebbero essere messi sotto accusa.
Secondo l’opinione di Chavez gli ex dirigenti della compagnia petrolifera di stato Petroleos de Venezuela (PDVSA) hanno manifestamente concesso alle società internazionali di violare i contratti estraendo miliardi di barili di petrolio leggero senza investire nella tecnologia richiesta per la produzione del greggio.
Così facendo le società transnazionali hanno violato gli accordi internazionali, non hanno investito in tecnologia e non hanno di conseguenza speso denaro.
Chavez si era già frequentemente lamentato della diffusa corruzione del governo durante il periodo cui popolarmente ci si riferisce come Quarta Repubblica, ovvero il periodo dalla caduta dell’ultimo dittatore del Venezuela nel 1958 fino alla prima elezione di Chavez nel 1998.
Chavez propone dunque che coloro che hanno firmato e approvato gli accordi durante la Quarta Repubblica, violando la costituzione e le leggi, si presentino in processo.
Per risolvere nella pratica la questione del petrolio venezuelano lo scorso primo maggio il governo di Chavez ha preso controllo della maggioranza degli ultimi progetti di sfruttamento petrolifero, dando alle compagnie petrolifere straniere la possibilità di accettare dei termini di profitto più bassi oppure di smettere di attingere al petrolio venezuelano.
Anche a causa di queste incertezze ecco che i prezzi dei futures di petrolio subiscono dei rallentamenti. Ieri i futures di petrolio hanno chiuso a 76,83 scendendo di –0,19 con una variazione percentuale del –0,25%.
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