Il futuro del mais
Francesca
Il mais è stato al centro di molte storie quest’anno, non ultima la questione sull’etanolo che ha riscosso dubbi e sollevato quesiti. Mentre la questione sull’etanolo è stata forse trattata fin troppo, quella sul tempo e le condizioni meteorologiche è stata invece spesso sottovalutata. Le selvagge altalene temporali di quest’anno hanno provocato sbalzi notevoli, passando da periodi di siccità a inondazioni e determinando così un negativo impatto per il prodotto sugli acri di terreno coltivati. Se il numero di acri medio annuale dovesse definitivamente essere più basso della media allora i prezzi dei futures di mais saliranno alle stelle.
Al momento però le previsioni sui raccolti sono piuttosto favorevoli. Lo dimostrano anche i dati di ieri che hanno visto i futures di mais chiudere a 344,75 in ribasso del –8,25 con una variazione percentuale del –2,39%. Ma forse è solo questione di previsioni, sia meteorologiche che di mercato.
Il mais quest’anno è infatti la grande novità all’interno dei mercati del grano. Sull’onda dell’euforia, i contadini americani hanno piantato 91 milioni di acri, il più grande raccolto dall’epoca della seconda Guerra Mondiale. L’aumento della semina è dovuto in gran parte, come ho già accennato, alla crescente richiesta di etanolo, che sta portando i prezzi del mais a livelli mai visti. È già stato anticipato infatti che almeno il 25% del raccolto dell’anno sarà destinato alla produzione di etanolo.
Le intenzioni sono quelle di piantare una quantità di acri da record, superiore di 12,1 milione di acri rispetto all’anno scorso. Questo incremento nella produzione di mais coincide con una diminuzione degli acri destinati alla coltivazione della soia, che sarà dell’11% in meno sul territorio del Corn Belt e Great Plains. I dati sono quelli dell’USDA’s Prospective Plantings report, che ricordiamo essere un piano su ciò che i contadini intendono fare, che non necessariamente corrisponderà a ciò che essi faranno.
