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Carni in aumento

29 Gennaio 2008 autore Francesca

Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento esponenziale della domanda di carne, grazie anche ai miglioramenti nella produzione agricola e industriale. Nel 1961 la riserva di carne mondiale era di 71 milioni di tonnellate, nel 2007 si era valutata essere di circa 284 milioni di tonnellate. In questo arco di tempo il consumo pro capite è più o meno raddoppiato e si valuta raddoppierà ancora entro il 2050, secondo le proiezioni dell’esperto della Nazioni Unite, Henning Steinfeld.

Questa situazione ha determinato una dipendenza fondamentale tra i mercati di carne, mais e altri prodotti di base, ma questa dipendenza non pare essere positiva, né la produzione può aumentare in maniera illimitata.

Per comprendere le problematiche della situazione attuale, vediamo come prima cosa che la settimana scorsa il Presidente del Brasile ha annunciato la necessità di adottare misure d’emergenza per bloccare la distruzione delle foreste pluviali, i cui terreni vengono utilizzati per la coltura di mais. Negli ultimi cinque mesi, infatti, sono state perse circa 1.250 miglia quadrate, o 320.000 ettari.

Per comprende quanto siamo già oltre il limite di una sano livello di consumo in relazione sfruttamento delle risorse, dagli alimenti per animali al gas e l’energia utilizzata dalla industrie produttrici, diciamo che se gli americani riducessero il loro consumo di carne di appena il 20%, sarebbe come se ognuno di loro cambiasse la propria macchina Berlina in una Prius ibrida ed ecologica!

Altri studi hanno dimostrato, ad esempio, che un chilo di manzo è la causa di un aumento equivalente dell’anidride carbonica emessa dall’automobile media ogni 250 chilometri e brucia abbastanza energia per accendere una lampadina di 100 watt per quasi 20 giorni!

Sono dati decisamente allarmanti per la condizione di “salute” del nostro pianta.

In più, per quello che ci concerne a livello pratico, dobbiamo valutare che mais, carne ed energia sono connessi l’un l’altro in maniera inequivocabile. Una maggiore domanda di carne significa un aumento nella domanda di alimenti quali mais e soia, quindi un aumento generale dei prezzi. Questo è un semplice inconveniente per le nazioni più ricche, ma potrebbe avere conseguenze tragiche per i paesi più poveri. La richiesta per l’etanolo, ad esempio, spinge già verso l’altro i prezzi e in alcuni casi, secondo la Food and Agricultural Organization, anche del 40%.

Nonostante ad oggi circa 800milioni di persone soffrano di fame e malnutrizione, la maggior parte del mais e della soia coltivati è dato alle produzioni di maiali e polli!

L’impatto ambientale è altrettanto profondo. Un esempio è dato dal fatto di sapere che l’agricoltura negli Stati Uniti è una delle cause primarie dei problemi di qualità e quantità d’acqua nei fiumi americani!

Cosa possiamo fare? Innanzitutto ci vorrebbe una migliore gestione dei rifiuti; quindi una politica di scoraggiamento al consumo di carne più consistente rispetto a quella attuale; infine sovvenzioni per politiche agricole differenziate. Poi c’è la questione tecnologica. La Corea del sud, ad esempio, sta sperimentando alcune tecnologie di sfruttamento dello spreco animale per generare elettricità. Ma forse la vera soluzione sarebbe quella di rendere i consumatori più coscienziosi e consapevoli dei veri costi della produzione di carne industriale.

Se i picchi nei prezzi dei vari mercati non fanno cambiare le abitudini dei consumatori, forse la combinazione di disboscamento, inquinamento, cambiamento climatico, inedia e malattie di cuore li convincerà a mangiare meno carne e più piante!

I futures del maiale, intanto, hanno chiuso ieri a quota 63,500 con un rialzo di 1,55 e una variazione percentuale del +2,44%.

Categorie: Generale, Commodity, Carni, Maiali |

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