148° OPEC Meeting
Francesca
Alla vigilia del meeting dell’Opec, i Paesi membri del cartello escludono la possibilità di rimediare in maniera rapida ed efficace all’attuale livello da record dei prezzi del petrolio. Chakib Khelil, presidente dell’Organization of Petroleum Exporting Countries, ha dichiarato infatti che il gruppo è lontano da un incremento della produzione.
Le cause di tale situazione sarebbero il rallentamento dell’economia americana, l’agitazione politica in Medio Oriente e le previsioni di una diminuzione globale della domanda di greggio.
Ieri il petrolio ha superato il record senza precedenti dei $103,76 il barile. Le azioni sono alte e la domanda è più bassa nella seconda metà dell’anno, dunque difficilmente l’Opec incrementerà la produzione di greggio.
Al meeting di domani i Paesi membri dell’Opec discuteranno la possibilità di effettuare l’azione politica di aumentare la produzione per portare i prezzi al ribasso, ma come ho anticipato le probabilità sono scarse. L’attuale produzione è di 29,7 milioni di barili il giorno, all’incirca il 40% della richiesta quotidiana mondiale.
Viceversa l’Iran e il Venezuela, i più aggressivi sui prezzi, già premono per un taglio delle uscite. Secondo loro, infatti, i mercati globali sarebbero già ben forniti e il problema maggiore risiederebbe nella questione della debolezza della valuta americana.
Oltre a questo si aggiunge la tensione mondiale tra le questioni del Medio Oriente e della Turchia e il dato di fatto rimane che nel mese di febbraio i prezzi del pretorio sono saliti di colpi del 19%.
Da notare che tra i tredici membri dell’Opec, che sono Algeria, Angola, Ecuador, Indonesia, Iran, Irak, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela, solo l’Iraq non è soggetto alle quote di produzione del cartello.
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