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A colpi di tasso

21 Marzo 2008 autore Francesca

Il dollaro ha registrato consistenti record al ribasso contro la maggior parte delle valute nel corso delle ultime due settimane e la situazione è peggiorata col clima di fermento che si respira a Wall Street a causa dell’espansione costante della crisi dei crediti, che ha minacciato l’intera stabilità del sistema finanziario americano.

Ieri la tendenza si è temporaneamente invertita: l’euro ha perso terreno nei confronti del dollaro, scendendo sotto i $1,56 proprio nel periodo antecedente la Pasqua. Nella mattinata di ieri l’euro ha registrato i $1,5585 sulle borse europee, sotto i $1,5613 conquistati durante la notte precedente alla borsa di New York e ovviamente sotto il livello dei $1,5904, il più alto record di tutti i tempi registrato lunedì. Il dollaro è sceso a 99,13 yen giapponese, rispetto ai 100,00 della notte precedente. La sterlina britannica è scesa dai $1,9806 ai $1,9849 sulla borsa di New York la notte precedente.

James Hughes, analista al CMC Markets di Londra, ha espresso la sua opinione a riguardo affermando che l’aumento del dollaro sia stato aiutato dalla riduzione sulla percentuale del tasso di sconto operata dalla Federal Reserve Bank martedì scorso.

I traders, però, sanno perfettamente che tale taglio è solo una politica di mercato e che in futuro questa situazione porterà a un ulteriore indebolimento del dollaro, spingendo nuovamente l’euro verso l’alto. Questa riduzione del tasso di sconto da parte della Fed potrebbe dunque dare sosta al crollo del dollaro ma anche creare una nuova ondata di ribassi per la valuta americana.

Molti economisti affermano che gli Stati Uniti siano già in recessione e che sia altamente difficile trovare un’imminente e facile soluzione al problema economico. Il taglio al 2,25%, il terzo taglio sui tassi dei fondi federali da settembre, avrebbe infatti l’obiettivo di ravvivare l’economia della nazione ma non si può prevedere cosa accadrà realmente. Molti commercianti, infatti, possono scegliere di non far girare i loro capitali riattivando l’economia americana ma di trasferire i fondi in altri Paesi dove il guadagno è maggiore.

Non a caso la Banca Centrale Europea ha lasciato il tasso di interesse al 4%, sperando di attirare investitori dagli Stati Uniti e risolvere così anche il problema europeo dell’inflazione.

Categorie: Commodity, Valute |

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