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Petrolio in guerra

11 Aprile 2008 autore Francesca

Politica ed economia sempre a braccetto. Anche quando si parla di guerra, soprattutto quando si parla di elezioni. All’interno del ciclone delle Primarie Usa scoppia nuovamente il dibattito sui costi della guerra in Iraq e sul loro impatto sull’economia americana, attualmente in crisi.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, contenente tutte le grandi questioni inerenti i crescenti costi che i contribuenti americani pagano, è stata generata dal rifiuto del comandante Usa in Iraq di dare un calendario al Congresso sul ritiro delle truppe supplementari in Iraq.

Le operazioni di guerra hanno infatti creato, mese dopo mese, una situazione di emergenza all’interno del Congresso, determinando una catena di spese da stanziare che è sempre più difficile sostenere data la situazione dell’economica statunitense, ora in recessione.

Il campo di battaglia non è però solo in Iraq, anche in patria si lotta, in particolare la contesa è tra le diverse opinioni di Democratici e Repubblicani, ognuno coi propri economisti a supporto. Gli economisti americani, pur divergendo sulla quantità dei costi effettivi della guerra, sono tutti d’accordo col dire che il vero costo di questa guerra va ben al di là dei singoli stanziamenti. Il deficit più grande include infatti la questione dei prezzi del petrolio, sempre più elevati.

Osserviamo ora le opposte teorie politiche. I Democratici spingono molto sul fatto che questa lunga guerra stia danneggiando pesantemente l’economia, a scapito delle condizioni di vita degli americani. I Repubblicani, invece, respingono l’idea che lo sforzo bellico attuale abbia avuto un significativo influsso sull’attuale rallentamento economico, sottolineando che i finanziamenti porteranno in futuro altri e numerosi vantaggi a tutti i cittadini. In pratica: chi vivrà vedrà.

Passiamo ora ai dati, anch’essi non del tutto chiari ed espliciti. Contando le attuali richieste della Casa Bianca, i costi per le azioni militari in Iraq e Afghanistan dal 2001 a oggi sono oltre i 750miliardi di dollari. I dati, a differenza delle opinioni, non hanno un colore politico perché arrivano direttamente dall’Ufficio del Bilancio del Congresso.

Secondo alcuni analisti della Columbia University, tale cifra riflette in realtà solo una piccola frazione del costo economico della guerra. Il costo totale si aggirerebbe facilmente al di sopra dei 3trilioni di dollari, contando fattori quali il costo delle cure sanitarie ai disabili veterani, l’aumento dei prezzi del petrolio e l’impatto economico sulle famiglia che hanno perso figli o padri. Solo l’assistenza sanitaria e le cure per disabili e veterani potrebbero ammontare a 600miliardi di dollari!

Si potrebbe obiettare che le spese per la Difesa si aggiungono agli immensi consumi nazionali, l’unità di misura più evidente per valutare i beni e i servizi del Paese; ma allo stesso tempo è altrettanto un dato di fatto che l’impatto netto del conflitto in Iraq sia stato quello di ridurre il PIL di un intero punto percentuale l’anno. Gli effetti della guerra sull’economia includono poi l’inefficienza delle spese per la Difesa, gli investimenti negativi sui mercati finanziari e un pessimismo generico da parte dei consumatori e degli investitori.

Molte delle conseguenze non sono ancora visibili e molte non saranno percepite pienamente ancora per anni. Il finanziamento sta infatti rendendo gli Stati Uniti molto più dipendenti dagli investimenti stranieri per risarcire i propri debiti e questo, in ultima analisi, riduce il tenore di vita degli americani. Questa situazione lascia già ora e lascerà ancor più in futuro i cittadini in difficoltà di fronte alle sfide che quotidianamente devono affrontare, come l’aumento dei costi dell’Assistenza Sanitaria e della Sicurezza Sociale.

Molti analisti però mettono in guardia sulla sopravvalutazione dei costi del conflitto in atto. Ad esempio la guerra in Iraq, importante produttore di petrolio, ha sicuramente contribuito alla salita dei prezzi del petrolio alle stelle, ma di certo non ne è l’unica causa. La situazione è che i prezzi del petrolio greggio erano di circa $25 al barile cinque anni fa, comparati agli attuali $100 e più di oggi.

Secondo James Williams della WTRG Economics, l’inizio del conflitto in Iraq ha coinciso con un profondo taglio della produzione in Venezuela, grande esportatore di petrolio, e con un notevole aumento della domanda globale di oro nero. Dopo anni di distruzioni, la produzione irachena è oggi in media di circa 2,2milioni di barili al giorno, ovvero una quantità pressoché identica a quella prodotta prima dell’inizio del conflitto.

Ovviamente i rischi restano, soprattutto a causa dei premi speculativi generati all’interno del mercato petrolifero. Ma è ancora da vedere quanto il mercato del petrolio verrà influenzato da questa continua guerra, sia politica che reale. Intanto ieri i futures del petrolio hanno chiuso a 110,11 calando di -0,76 con una variazione percentuale del -0,69%.

Categorie: Commodity, Energetici, Petrolio, Oggi nel mondo |

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