Corsa al petrolio
Francesca
L’oro nero ha smesso di seguire le previsioni e continua i infrangere un record dopo l’altro, raggiungendo punte sempre più elevate. Le cause di quest’ultimo ennesimo rialzo sono duplici: da un lato la decisa fermezza dell’Opec a non aumentare la produzione, dall’altro gli acquisti speculativi legati ai problemi di produzione ed estrazione in Nigeria.
Se vogliamo andare più a fondo nelle cause di questa nuova fiammata del petrolio, dobbiamo soffermarci su entrambe le questioni.
In primis la situazione dell’Opec: i paesi asiatici continuano a incrementare la domanda di petrolio e questo genera una continua speculazione sui prezzi al mercato. Ma il problema si aggrava se si pensa che l’odierna produzione di greggio è insufficiente a sostenere la crescita di queste nuove potenze economiche mondiali!
Da considerare anche che la domanda in aumento va a sommarsi alla continua domanda quotidiana di petrolio da parte dei paesi che da sempre sono primi importatori di oro nero, in testa gli Stati Uniti.
Esaminata brevemente la sfumatura più economica della questione energetica, andiamo a esaminare la causa più politica del nuovo rialzo, che ha come protagonista lo stato della Nigeria.
Un nuovo attentato esplosivo ha infatti colpito un oleodotto della Royal Dutch Shell. Sebbene la compagnia anglo-olandese sostenga che il sabotaggio determinerà un’interruzione minima della produzione, il mercato petrolifero sobbalza, in costante allarme.
Il movimento indipendentista del delta del Niger, che ha rivendicato il sabotaggio, minaccia inoltre nuove azioni contro le compagnie petrolifere e i loro oleodotti. Da anni la zona, ricca di pozzi petroliferi, è infatti teatro di operazioni da parte di numerosi gruppi armati e criminali, che rivendicano maggiori risorse per le popolazioni della regione.
La situazione nel Paese è dunque molto complessa e coinvolge interessi diversi. In primis le compagnie petrolifere che sfruttano da decenni le risorse petrolifere attraverso le concessioni di sfruttamento ottenute dai vari governi dittatoriali militari che si sono succeduti alla guida del Paese. La stima degli introiti dagli inizi dell’estrazione è di circa quattrocento miliardi di dollari destinati alla Nigeria: una cifra enorme che la popolazione non ha mai ricevuto. La Nigeria è infatti uno dei paesi più poveri dell’Africa malgrado sia uno dei massimi esportatori di petrolio.
Alla fame e alla povertà della popolazione si sommano i gravi incidenti ambientali che hanno reso per anni ancora più difficoltosa la pesca e l’agricoltura da parte dei nigeriani che le adottano quali forme di sussistenza.
Nel dettaglio dei prezzi vediamo che alla borsa di New York il future del petrolio guadagna lo 0,36% salendo a 117,11 dollari il barile, dopo avere toccato un nuovo massimo a 117,60. A Londra il future del Brent con consegna a giugno sale dello 0,41% chiudendo a 114,39 dopo un nuovo record a 114,86.
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