Il G8 di Toyako
Francesca
Il G8 di Toyako si chiude con la stesura di un documento comune che fissa gli obiettivi di medio e lungo periodo su alcune delle tematiche più rilevanti a livello globale, quali la crescita globale, il commercio, la sicurezza energetica e le materie prime.
Nel vertice dell’anno scorso in Germania il G8 si era limitato a mettere per iscritto che gli Otto Grandi avrebbero preso “seriamente in considerazione” la possibilità di una riduzione di Co2 per frenare il riscaldamento globale del pianeta.
Quest’anno, col coinvolgimento non solo delle potenze emergenti ma anche dei circa duecento Paesi che partecipano in sede Onu alle discussioni sul clima, l’accordo prevede un ambizioso taglio del 50% delle emissioni entro il 2050.
Parallelamente alla questione climatica, il G8 ha affrontato il problema della crisi nell’economia mondiale, confermando un’analisi preoccupata della situazione globale.
Il nocciolo del problema è naturalmente il caro-petrolio. L’aumento costante del prezzo della benzina rischia di minare l’economia mondiale, tanto che i membri del G8 hanno fatto appello all’Opec affinché aumenti la produzione e la distribuzione del greggio, almeno nel breve periodo.
Dal lato della domanda, è da sottolineare la nota sull’importanza da parte di tutti i Paese di fare ulteriori sforzi per migliorare l’efficienza e la diversificazione energetica.
Sempre a proposito di prezzi alti si parla di materie prime: l’attuale aumento pone in seria precarietà la crescita globale e in forte incremento le pressioni inflazionistiche.
A tal riguardo i Paesi del G8 hanno sottolineato l’importanza della trasparenza nei mercati futures e della stabilizzazione dei prezzi, sia per le materie prime alimentari che per quelle energetiche.
Gli Stati Uniti giudicano “significativi” i progressi fatti su tutte le questioni più importanti a livello globale; anche se sono stati tra i Paesi che hanno bocciato la proposta del Presidente francese Nicolas Sarkozy di aprire il G8 ad altri Paesi, quali Cina e India ma anche Brasile, Messico e Sudafrica.
Il Presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso, ha commentato in maniera positiva soprattutto i risultati raggiunti in tema climatico, sottolineando che ora bisogna compiere l’ultimo passo con “un ambizioso accordo” a Copenahgen, dove nel novembre 2009 si dovrà definire il “dopo-Kyoto”, che scadrà nel 2012.
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